IN UNA STANZA PER

 

Una stanza:
Per elaborare un pensiero, per sfuggire alle comunicazioni rapide del quotidiano, quelle comunicazioni rapide che annullano spesso le sfumature e non danno il tempo di elaborare un pensiero.

Una stanza:
Piena di scritti, diari nascosti nei cassetti, lettere strappate e riscritte mille volte, biglietti d’amore, appunti, riflessioni, segni della nostra identità .
Non solo parole per comunicare , ma una mano che scrive, che tira fuori ciò che abbiamo dentro. La nostra capacità di generare.

Una stanza:
Una ricerca interna che sgorga negli scritti, intrecciare la realtà con il mondo interiore e le emozioni.

Una stanza:
Per concedersi un tempo per pensare.
Un modo di stare in contatto con se stessi.

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NON POSSO FARNE A MENO

In una calda notte d’estate, nel mio paese, contemplo il giardino, fatico a prendere sonno.  

Guardo una piccola foglia caduta dolcemente di fronte a me, e il tempo rallenta.  

Fin da bambina ho avuto il bisogno di stare in spazi aperti; osservo il mutare delle stagioni, mi riposo, mi ritrovo, è per me un universo fatto di piante, altalene e bucato steso al sole; dove guardo da lontano l’affannarsi della vita metropolitana. L’esistenza sembra scorrere lenta e rarefatta, così lontana dal resto del mondo.  

Non posso farne a meno. 

Tutti dovrebbero poter godere della natura. 

Penso a chi ha ideato giardini segreti nascosti sopra i tetti delle metropoli. Lassù. 

In alto c’è del “Verde”. 

Già dagli anni 20 Le Corbusier teorizza il tetto come abitabile, non più spazio sprecato ma spazio condiviso tra cielo e terra. 

(Penso)… Dovrebbero esserci sempre più tetti verdi, più inquilini con spazi condivisi, per guardare le città da un punto di vista diverso. 

Io come loro nei rispettivi giardini: fermarsi, ascoltarsi e allungare lo sguardo cercando un orizzonte lontano.

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LA MAGIA DEL CINEMA

Esco dal lavoro!

È già sera, ho voglia di vedere un film. 

Ripenso ad un tempo che non c’è più. Una domenica d’estate con mia madre nella piazza del paese. Non accadeva spesso, avevano organizzato un cinema all’aperto. Ricordo ancora il film “Train de vie”  e il paese riunito in una calda sera d’estate.

Ora in macchina raggiungo la mia sala preferita, ci arrivo facilmente, parcheggio, vedo cosa proiettano.  

Per me il cinema è il CINEMA. 

Sono legata al suo fascino, lì puoi vivere tutte le emozioni possibili insieme a degli sconosciuti, con i quali non hai nulla in comune se non essere lì in quell’istante.

Rido, piango, sorrido di fianco a una persona che non ho mai visto.  Penso sia una forma di condivisione. 

Sarà che da bambina non succedeva spesso, ma per me andare al cinema è ancora oggi lo stupore.  

Film terminato, ritorno alla macchina; 

Fantastico di essere a New York al “Paris Theatre”, in piena Manhattan vicino al  Central Park, lì seduta a rivedere  “Come eravamo” osservo sognante sullo schermo i volti di Barbra Streisand e Robert Redford 

La magia del cinema.

 

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IL FASCINO DEL QUOTIDIANO

C’è un altro viaggio da fare, 

Cambia il vento,  

Nuovi inizi, e giorni dopo giorni passati a rincorrere il tempo. 

Gesti e azioni meccaniche. 

Ma poi un giorno qualcuno ferma quel continuo “correre” 

E ti fa notare il bello di quei momenti “che danno tanto il senso di quotidiano”.

Quei semplici attimi, ma così carichi di significato.  

Li rivivo, e inevitabilmente creo un’associazione, e fissando il mio bicchiere  penso a lui:

IL PITTORE

Giorgio Morandi, figura solitaria. Un pittore isolato, al di fuori dei movimenti, con scarsissimi contatti con altri pittori e maestri del tempo, è un artista che ha praticamente dipinto quasi esclusivamente gli stessi soggetti: Bottiglie, vasi, caffettiere, fiori, ciotole e paesaggi dipinti per la stragrande maggioranza nella stessa stanza dove ha abitato per tutta la vita. Eppure ,nonostante questi aspetti, che potrebbero sembrare dei limiti, Giorgio Morandi é diventato uno dei più grandi artisti italiani del novecento. 

 Sempre uguale a se stesso ma sempre diverso, infonde agli oggetti più semplici e banali che circondano la nostra quotidianità una loro solennità!

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Giorgio Morandi, pittore
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AGIRE E’ VIVERE

Capita di svegliarmi  con mille pensieri nella testa…
Cerco di districarli per dare un senso al tutto!

Non è semplice, mi dico:

” Qualora non l’avessi ancora notato, la vita, in generale, non ha senso, tranne quando ti sforzi di dargliene uno e lotti ogni giorno per riuscire a farlo”.

Ma il turbinio di pensieri prende comunque il sopravvento:

Ascoltarsi ?!
Scegliere o non scegliere ?
Soffermarsi nella zona di conforto?!
Ascoltare la parte istintiva!?
Agire o non agire??
Fare esperienze!!!
Se non agisci non vivi!
…Tutti questi pensieri si sovrappongono!

Dovrei trovare una strada , dovrei per realizzare il mio sé
Respiro bevo del caffè
Mi concentro sul suono che emana la radio

Ora riconosco le voci mi accorgo che discutono proprio
Sulla complessità della “realizzazione del Sé”

Elencano 5 punti da risolvere prima di iniziare il cammino, stranamente mi restano impressi:
1 Radici : Padre, Madre, Conflitti Familiari
2 Amore: Rapporti sentimentali, Saper amare, Aprirsi all’altro
3 Passioni e Pulsioni sessuali
4 Auto realizzazione, Lavoro, Creatività
5 Gestione del rapporto con Noi stessi.

Li ripeto, è un cammino lungo!
Posso riuscirci.
Posso farlo, avvierò il processo di cambiamento… Realizzerò il mio Se…

Apro il frigo e la visione del frigo terribilmente deserto mi getta nella realtà ho fame e il frigo è vuoto! La realtà prende il sopravvento!
Devo agire…
Esco confusa
Ma certa che agire è vivere!

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IO DISEGNO RIGHE

Quando sono immersa nei miei pensieri traccio linee .
Disegno righe!
Righe larghe strette leggere o pesanti; righe che si incontrano, si aggrovigliano, si sovrappongono o si spezzano.
Proprio come i miei pensieri.

Iniziano così molti dei miei giorni.
Linee che sostituisco le parole…
Poi le guardo. Ed inizia un dialogo con la mia interiorità!

” Il guardare è una cosa così strana e meravigliosa, della quale sappiamo ancora tanto poco; guardando siamo interamente rivolti verso l’esterno, ma proprio quando lo siamo di più sembrano accadere in noi cose che hanno atteso con passione di non essere osservate, e mentre esse, intatte e singolarmente anonime si compiono in noi senza di noi, nell’oggetto là fuori cresce il loro significato, un convincente, rigoroso nome, in cui, con felicità e venerazione, riconosciamo l’accadere del nostro animo, senza attingere a esso, comprendendolo solo piano piano, da lontano, sotto il segno di una cosa che un attimo prima  ,era ancora estranea, e un attimo dopo è cosa trovata.”

Dal libro ” Parlarsi ” 

Di Eugenio Borgna.

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righe. Isa Malfatti

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IL SILENZIO

Il silenzio può far paura, può far paura come fa paura il mare .
Forse é per questo che l’uomo l’ha messo fuori dall’umano.

Ha costruito Città come bastioni perché il silenzio stesse fuori. Ha tirato su fortezze, ha recintato il posto in cui stavano le voci. Ha lasciato il silenzio a palpitare dentro i boschi, e che fossero gli altri animali ad abitarlo, se ne avevano il coraggio.
L’ha lasciato sospeso sopra i prati e si é accontentato di guardarlo dalle case, mostrandolo ai bambini da dietro le finestre.

È nelle grotte.

L’ha allontanato da sé e poi ha cominciato a riempire il proprio spazio di parole.

L’ha tenuto a bada perché sapeva quanto è grande. Sapeva che se si fosse alzato in volo  avrebbe visto il mondo in cui viveva, accerchiato dal silenzio e dal mare, e ne avrebbe avuto paura.

Dovremmo scendere dentro le grotte e tornare su con niente. Estrarre Da tutto quel silenzio le parole.

Ne basterebbe una di parola; assaggiarla per sentire quanto è piena di sapore quando arriva dal silenzio, e infine condire. Ma usandone poche perché sono sufficienti.
– Che poi é quello che fanno i poeti -.

Riflessioni alla finestra.

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RADICI

Trasferirsi in luoghi diversi da quelli in cui si é nati, fa sì che ci si allontani dalle proprie origini, dalle radici, dalle mura, dai mobili, dagli oggetti dell’infanzia e della giovinezza .  Di questi alcuni si conservano, come frammentaria testimonianza del proprio passato. 

Si esce da quel guscio e si costruisce altrove un nuovo tempo e un nuovo spazio, allontanandoci da quei luoghi che eravamo abituati a ritenere nostri. 

Una punta di nostalgia a volte ci coglie. 

Giunte allora le feste spesso si fa ritorno, e si ricercano oggetti lasciati in eredità; cose su cui la vita ha lasciato la propria impronta e la patina del tempo. 

                                   “Bellezza riposta dei solai,  

                                     dove il rifiuto secolare dorme! 

                                     Tra vecchi vestiti, ceste, vasellami,

                                     mobili, libri, ciarpame.

                                      C’erano li segni di persone.” *

Eccomi lì in soffitta dove ricerco il mio regalo: é il ” Circolo virtuoso del dono” – in antichità raffigurato dalle grazie espressione della grazia, nel senso della gratuità. 

” le grazie, tre giovani fanciulle che danzano in tondo tenendosi per mano, rappresentano il beneficio (il dare, il ricevere e il restituire) che passando di mano in mano ritorna accresciuto a chi lo ha inizialmente concesso. “

Scelgo un oggetto. È il mio dono, voglio renderlo migliore, per restituirlo a chi dopo di me ne vorrà godere.  

Recupero il passato per proiettarlo nel futuro!

Il mio senso delle festività. Cerco, mi allontano, mi perdo, mi ritrovo.

Mi identifico nelle mie radici.  

 

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*GUIDO GOZZANO – La signorina Felicita o vero la felicità

DEDICATO AI SOGNATORI

Un inno ai sogni e al bisogno di crederci.

Ancora assonnata, bevendo il primo caffè del giorno leggo un articolo. Mi colpisce il titolo.
“L’ Autonauta”
Come ama definirsi Marco Amoretti

La sua è una filosofia, uno stile di vita diverso, che nasce da suo padre, suo ispiratore. Il padre era Giorgio Amoretti che a soli 22 anni, negli anni ’50 fece il giro del mondo in Lambretta e sognava di attraversare l’oceano Atlantico.

Marco prese la sua eredità e nel 1999 riuscì con i suoi fratelli la traversata dell’Atlantico: dalle Canarie alla Martinica; con due mezzi creati dal padre, due auto degli anni ’80 riempite di poliuretano espanso.

L’avventura dei fratelli Amoretti A bordo di una Ford e di una  Volkswagen, tre fratelli ed un amico hanno sfidato l’Atlantico, assecondando il sogno del padre condannato dal cancro. Un impresa straordinaria portata a termine da uomini fuori dal comune”.

Far diventare ciò che non è possibile, possibile.

Marco ora continua la sua impresa di circumnavigare la nostra penisola a bordo della sua Maserati. La sua, una storia di passione.

Ottobre dedicato ai sognatori, per quanto sciocchi possano sembrare.

Mi distraggo pensando alle mie passioni: i film la musica l’arte… passioni senza genere.
Mi immagino in un vecchio cinema a vedere Casablanca, o in un Club ad ascoltare musica Jazz. Perduta in un museo. Sogno!

I sogni ci alimentano, la mattina ci fanno alzare in piedi per iniziare un altra giornata.

Sono in ritardo, l’orologio mi riporta alla realtà . Devo correre a lavoro..ma oggi il sogno dei Fratelli Amoretti mi accompagnerà. La passione in fondo contiene e motiva…

 

 

REGNI IL CAOS!

Settembre, rientro nella mia stanza: regna il caos! Mi siedo lì tra vestiti, libri, oggetti e penso :

” La vita è davvero troppo breve per rincorrere il richiamo dell’ordine. Una mancanza nella sistemazione degli oggetti ci fa recuperare tempo da dedicare alle cose che ci rendono migliori! Una passeggiata, un film al cinema, un aperitivo con le amiche.”

Forse accanirsi contro l’interno dei cassetti è un modo per morire lentamente? Ne vale la pena? Il disordine è un naturale evolversi delle cose: perfino l’universo è sbocciato da quell’enorme incredibile Caos che fu il Big Bang. La Natura tende verso il disordine, l’uomo invece è un essere razionale e ha sempre cercato di regolare e organizzare il flusso caotico della vita di mettere in ordine pensieri, società o la propria casa.

Mi dico che il disordine non è indice di confusione mentale, ma stimola la creatività, blocca l’ansia, libera nuove energie, regala più tempo da dedicare a se stessi. Penso all’effetto sorpresa quando ritrovo libri, occhiali da sole che pensavo persi per sempre e invece erano soltanto dislocati in altri luoghi della casa…”

Rido, smetto di tessere lodi al Caos che mi circonda; forse me la sto solo raccontando per pigrizia, ma decido comunque di ignorare il disordine nei cassetti. Afferro il mio libro e riprendo la lettura.

Scompigliate la vostra scrivania!

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confusione

 

DISTRATTAMENTE

Distrattamente rovisto, sfoglio nel cassetto dei ritagli.
Ritagli di articoli, di ricette, di immagini. Senza sapere alla ricerca di cosa.
Sbircio, lascio che il tempo scorra.
A un tratto, in quel secondo, sorpresa, vedo qualcosa che prima non aveva catturato la mia attenzione.
Una tra le tante immagini ritagliate
-chissà quando è chissà perché-
La riprendo in mano, una foto dell’artista “Mimmo Jodice”
Titolo “Il compagno di Ulisse”
Baia 1992.
Osservo, e mi lascio coinvolgere dall’enigma di un volto di pietra consumato .
Mi fa fantasticare .
È così sciupato, mi obbliga ad immaginare la sua storia; la guardo ma non con sguardo distratto. Sembra dica:

” Non tutto devi conoscere; non tutto devi decidere e scegliere; non tutto devi afferrare, lascia per un attimo che il mondo le cose e le persone siano come sono, e le vedrai davvero”.

Mi lascio così trasportare in un tempo sospeso e indefinito .

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Mimmo Jodice, Il compagno di Ulisse

 

IL DESIDERIO DEL MIO TEMPO

Fermati mi dico.
Me lo dice il corpo,
Me lo dice il cuore.
Così mi fermo, su di una panchina,
Apro il mio taccuino, leggo e rileggo le  frasi annotate.
Viaggio cercando di ricordare quando e perché le ho trascritte..
Viaggio seduta contro tutto questo gridare…
Mi piace rileggere e perdermi in ciò che é stato e sarà.
Ve ne riporto alcune. Chissà forse ritroveranno un senso nuovo!
“… Alla fine non ho preso il treno. Sono rimasta, la vita è troppo breve per fare sempre e solo quello che è giusto” …
 ” Muri a righe”…
” Posti in cui ero stata e in quelli in cui non ero stata mai, coincidenze mancate, cose perse e mai ritrovate…”
“Castelli di Sabbia”
” Con un dito disegnavo una porta. Uscivo , nella mia immaginazione, con grande gioia e in fretta, attraversavo tutto lo spazio che si vedeva,entravo e scendevo fuori del tempo nelle viscere della terra. Rientravo, ero felice , cancellavo la porta con la mano, e spariva…”
“…Cose giuste cose sbagliate”
” E lo stolto vede la pioggia e null’altro …”
“Essere leggera .”
” il cactus resiste… Abbi cura di te “
Chiudo gli occhi. Sorrido.

isam

IO VIAGGIO DA SOLA

In mano un libro; il regalo di un’Amica! Leggo il retro : “Ci sono libri che si comportano come un’amica. Se sei giù, ti fanno venire voglia di metterti in ghingheri e uscire se stai lì a guardarti l’ombelico, ti fanno venire il sospetto che fuori, in mezzo alla gente e alle cose che ancora non conosci tu possa trovare quello che desideri da sempre..” – IO VIAGGIO da SOLA- Di Maria Perosino… Mi incuriosisco e scopro così un romanzo-non romanzo, un manuale non-manuale, strategie pratiche ma anche digressioni nella vita della scrittrice e nelle storie che ha incontrato lungo i suoi viaggi. Riflessioni sulle ” vacanze intelligenti”: Cosa sono davvero!? Vale la pena visitare l’intero Louvre se invece siamo amanti della botanica!? Riflessioni sul gusto e il modo per scegliere un ristorante, dove incontrare storie. Questo libro non è solo per #DonneCheViaggianodaSole, è per tutti. Fa ritrovare la voglia di partire nonostante tutto. Guardare alle cose e alle persone non come ad un qualcosa di esterno, ma come a qualcosa che ci può entrare dentro; che possiamo accogliere! E allora pianificate, soli o in compagnia: viaggiate! Grazie Amica.

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IL CORAGGIO DI PAUL KLEE

“Coraggio di Leggere, Scrivere, Disegnare, Parlare” Questa frase mi riecheggia nella testa, ormai da alcuni giorni. Mentre leggo un libro dedicato a Paul Klee ritrovo il pensiero di questa frase nella sua vita. Nei suoi scritti, nel suo uso del linguaggio unico di simboli, letteratura e luce. Tra le sue fonti di ispirazione il Cubismo, la poesia, la musica, la letteratura, il linguaggio e la potente semplicità dell’arte infantile. Klee combinò spesso l’apparente ingenuità spontanea con la composizione rigorosa ed intellettuale. “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”.

Decido così di riportare uno dei suoi scritti, contenuti in Diari (1897 al 1918). Per provare ad incuriosire e per far conoscere “Persone” che hanno avuto il coraggio di essere loro stesse:

“Non appartengo solo a questa vita. Poiché io vivo bene coi morti come coi non nati. Più vicino di altri al cuore della creazione. Ma sempre troppo lontano. Esprimo calore? Freddezza? Ciò, aldilà di ogni ardore, non è discutibile. Non sono affatto pio. In questo mondo, a volte, provo un po’ di gioia nel constatare il male altrui. La pretaglia non è abbastanza pia per notarlo. E gli scribi si scandalizzano un poco .”

Paul Klee vuole rendere pubblica un’immagine di se stesso a lui ben accettata. SE STESSO.

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GUSTO

Una mattina. Il primo sole. Un Bar, sola, del caffè e un libro… La donna seduta accanto a me inizia una conversazione; e me lo ha chiesto così, a brucia pelo: “Cosa fai per il tuo Spirito?” Silenzio…  Io: “Cosa posso fare?” Ho risposto. Perché ho capito che cosa intendeva veramente. “Qualunque cosa ti dia piacere”.

ASCOLTARE musica VISITARE guardare una mostra passeggiare ANNUSANDO i profumi della primavera GUSTARTI del buon cibo una sosta in un luogo di pace e bellezza.

Penso a ragione infondo per pace e bellezza basti uscire di casa.

Siamo in ITALIA!

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ALLA SCOPERTA DI LUCIA BELLIN 

Lucia Berlin Scrittrice, che non ha trascorso il tempo chiusa in una stanza immaginando il mondo. Lei ha vissuto. È stata insegnante, donna delle pulizie, centralinista, infermiera, ha avuto quattro figli da tre uomini diversi, ha abitato in camper, nella New York dei musicisti Jazz, in una comune Hippie a Berkeley. È stata ricchissima, poverissima, alcolizzata e infine sobria e seria professoressa universitaria. Caso letterario dell’Anno negli USA , arrivano ora anche in Italia le storie ordinariamente eccezionali di Lucia, scrittrice riscoperta, nata nel 1936 in Alaska morta nel 2004 a 68 Anni, i suoi racconti nn sono autobiografici in senso stretto. Sono minuscole avventure che hanno per protagonisti uomini e donne sprecati, un umanità vitale e stracciona che ama moltissimo e un po a caso. Che non ha paura di perdere tutto. Sono gli altri certo; ma somigliano a Lucia, la sorella, la madre, il marito i suoi figli. Il suo libro esce col titolo “La Donna che scrive racconti” Per Bollati Boringhieri . È un libro stracolmo di meraviglie, vale la pena tenerlo vicino al comodino, come una cosa buona. È una raccolta di storie, ma è soprattutto il romanzo di un’esistenza, con tutte le sue sfumature, le battaglie vinte e perse.

Buona lettura.

lucia berlin

LA PAURA DI RIUSCIRE

L’inganno del fallimento è sempre in agguato. Anche riuscire può far paura! Responsabilizza, pesa, soffoca. Così, non è raro rimandare, evitare, distrarsi proprio per sottrarsi al confronto con la realtà e magari chissà, scoprire di non essere veramente all’altezza. Oppure di poterla spuntare e farcela. Allora, involontariamente, tendiamo a sabotare le occasioni di autoaffermazione e a fuggire dalle opportunità. Una difesa per paura di dover prendere in mano la propria vita, essere costretti a fare qualcosa, a cambiare davvero. Perché alla fine abbiamo più confidenza con il fallimento e conosciamo poco il successo. Fallire è un po’ tornare sui propri passi, riuscire vuol dire muovere delle trasformazioni, dentro e fuori di noi. Non è raro uscire da una crisi – senza superarla in effetti – ripristinando i soliti modi, rimettendo a posto tutto così come era. La paura di arrivare e non esserne all’altezza può riproporci continui insuccessi. Inoltre il successo non gode di buona reputazione, è influenzato da vari condizionamenti. Si dice che comporti rischi, deluda, faccia rimanere soli. E che la vita invece è fatta di rinunce, bisogna sopportare, pazientare. Ma successo non è diventare famosi, ricchi e potenti bensì semplicemente realizzare quello che si desidera, andare avanti nella nostra vita, essere autentici. Senza bisogno di ristagnare nella sofferenza a tutti i costi… Non è sbagliato volere di più!

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BOLIVIA & CHOLITAS

Le Cholitas sono un gruppo di lottatrici boliviane di lucha libre, uno stile di wrestling nato in Messico negli anni trenta, che successivamente si è diffuso in altri paesi sudamericani.

In un mese in qui si parla di violenza sulle donne decido di raccontare un “Modello di donne forti”. Nel mondo occorrono cambiamenti culturali per smettere di guardare alle donne come “cittadine di seconda classe”. Per creare una cultura di rispetto.

Il termine CHOLA e il diminutivo CHOLITA , coniati per stigmatizzare donne nate dall’unione tra coloni e indigene, fino a pochi anni fa emarginate per la loro bassa classe sociale,  donne a cui per generazioni è stato impedito di camminare liberamente nella piazza principale Plaza Murillo – sede del palazzo presidenziale – della capitale boliviana La Paz, come per i sobborghi più abbienti della città in Zona Sur. Prevalentemente contadine, sono state considerate fino a pochissimo tempo fa come lo strato più basso della società: relegate in casa, venditrici ambulanti fuori, al massimo assunte come servitrici domestiche.  Oggi indicano uno status ambito e sinonimo di Donna Intraprendente dalle solide radici native, orgogliosa di esibire i propri abiti e la propria pettinatura, un tempo invece imposti dai conquistadores.

La lotta è il loro modo di vivere, in reazione al machismo e al patriarcato che le soffoca. Rinnegano le decisioni familiari che le relegano a casa, s’inventano un mestiere e rivendicano la partecipazione all’economia e alla politica del proprio Paese.

Di giorno madri, mogli, casalinghe, venditrici ambulanti o cuoche – di notte e nel weekend lottatrici agguerrite.

E’ così che anche le Boliviane stanno invertendo gli indicatori di genere: lavorano e si pagano gli studi, diventano attiviste, insegnanti, giornaliste, leader politiche. Il FUTURO del Paese è in mano anche a queste giovani determinate, fiere di dichiararsi Cholitas, femministe e di adottare l’uniforme tradizionale.

A casa come in pubblico. Per le strade. Al parlamento. E persino sul RING.

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