APOLLO KIDS PRESENTANO LP

recensione di Letokan

APOLLO KIDS LP è già disponibile sulle piattaforme digitali da venerdì 22 marzo. La presentazione ufficiale sarà sabato 6 aprile allo Smartlab Rovereto

Eccola, l’attesa convergenza.

Trova finalmente concretezza e si palesa su pregiato vinile il viscerale connubio fra tre degli esponenti più luminescenti della ruspante scena Rap nostrana: Big House e Tommy Touch non da oggi sono in simbiotica Mic-combutta, la loro è feroce delizia Hardcore su eroici tappeti Golden di un Menevolt oramai da tempo in un suo viaggio, lontano anni-luce dall’odierno avvilente Tran-Tran (con quella enne intercambiabile con lettera a Piacere: il suggerimento c’è) assai vicino invece a portare a compimento un personale sopraffino cesellamento della materia Hip Hop in progressivo (ri)avvicinarsi a certe vivide emozioni ’90, con cassa e rullante come sublimi macchine del tempo.

Grafiche eleganti ed incisive con in primo piano un’opera griffata Esa, in fascinosa escursione in nuovi territori evolutivi.

Apertura in pura baldanza Mariachi con “Don’t talk (Outro)”, fiati in slow-beat che riportano alla memoria i dimenticati Delinquent Habits (primi novanta, cribbio: chi c’era, ora sta suonando al citofono dell’ospizio) Allora come adesso, comunque, trattasi in buona sostanza sempre di “Tres Delinquentes”: da L.A. a Lavis/Tierno, cambia ciò che è giusto cambi ma certi richiami permangono, faccende ancestrali, materia da antropologi.

Ecco Menevolt che con “Captain Morgan Freestyle” decide di dare una prima arroventata alle macchine, mandando Tommy & BH subito in fregola: un’eccitazione evidente anche in Baggy-outfit. Sorry, il gonfiore non lo celi, con rotondità così. Ne consegue che i due se ne escono in eiaculazione con barre che mi fanno già pensare alla consegna dell’ Apollo Kids Award, categoria “miglior performance con erezione in corso”.

Forse divertito dalla scena, Mene si conferma in Grazia e trova subito una traiettoria illuminata da una qualche Divinità che abbracciamo grati anche senza conoscere. In “Bastoni” ad omaggiare cotanto sfoggio di superiorità produttiva appare Ares, nelle vesti di curioso Apostolo dalle parabole riottose (ma poi me ne accorgo, che gli scappa lo sghignazzo) ma che nei Vangeli che leggiamo noialtri sono sottolineate con l’evidenziatore, come a scuola.

“Layup” ha un refrain in combo, rorido e ruspante. Porta in dote un beat in ardimentoso bilico tra bassi istinti di matrice Premier e le punteggiature pianistiche di certi Dottori, quelli bravi che trovavi negli ambulatori Aftermath diciamo primi duemila, subito prima della specializzazione in ausili acustici e del repentino Apple-sbaraccamento, con annesse nuotate nei miliardissimi alla “Paperon Dre Paperoni”.

“590” va in mostruosa detonazione con una base in attacco dal cielo: contraerea impossibile, sono solo due minuti che se diventassero ore nessuno avrebbe comunque nulla da ridire. Una creazione ribaltante in potenza, quanto ahimè frustrante in durata. Improvviso, fa capolino anche un numero Scratch (Magno’s lovely thing, baciotti riconoscenti) di fatto il grande assente degli ultimi vent’anni di Hip Hop. Anni di lacrime, maledizione. Ingiusto soffrire così. Io lo dico: è tempo che le Danze in Puntina riprendano rigogliose, che i vinili oramai si trovano anche negli ovetti Kinder.

Tocca poi alla vischiosa “Prosecio” (singolo che ha anticipato l’LP) vagamente ipnotica anche grazie al rapping colloso dei due Kids. Intriga il videoclip, con bolle grafiche e sgranate finestre sparse in sovrapposizione psicotropa su sfondi aciduli.Visione obbligatoria, infilatevi nel Tubo ed attendetene l’effetto.

Dopo escursioni così druggy, è normale che venga fame: la cumpa si organizza, Menevolt apparecchia un su tavolone in legno grezzo ma con intarsi Gospel. In “Pasta al Pesto Whippin’ Freestyle” a cucinare ed impiattare ci pensa Drimer: lui Masterchef acclarato, lui un primo per definizione, sfodera carboidrati Deluxe da assumere sereni anche la sera, che di robe detox da ‘ste parti non se vuol sapere. Ai due sodali/commensali aumenta la salivazione a livelli Niagara: partecipano dunque alle libagioni con barre che mi fanno pensare a quanto sia ancora in bilico l’Award istericamente assegnato tot righe più su. Mentre rifletto su quanto talvolta sono precipitoso meglio fare la scarpetta a questo sugo, che chissà quando ricapita.

“Gunshower/Graduated” è passaggio straniante. Niente beat d’assalto ma densa massa di campioni spiazzanti e gorgheggi sommessi. Un blatero misterioso accompagna i versi di Tommy, prima di una repentina svolta in piano con Big House gagliardo a danzarci sopra.

Si torna tutti in placenta con l’eterea “Memories”, che culla placida in petali Keep Calm. Il duo si siede un attimo, a scavare nei ricordi di una Sacra militanza. Arricchisce il tutto AZOT1 con timbro assolutamente complementare, magnetico ed abrasivo.

Già più inquieta e granulosa “Francesco Cellamaro ‘96”: Dusty and Tommy balzano su in rivendicazione, lyrics fronte a fronte, territorio da marcare. Sorpresissima nel finale, con King Francesco a.k.a Esa che si racconta e rinfranca.

Nemmeno il tempo di ringraziare El Prez, che tocca trasecolare. Menevolt si scuote come King Kong nelle reti e fa partire un roboante asteroide da estinzione: Con “Barbaforte Freestyle” deflagra una base Cape Canaveral, tutti gli emcees in sobbalzo. Non bastasse tutto ciò si aggiunge alla scia stellare anche Iakka con strofe mega Raw che mi trafiggono. Ecco che la premiazione piomba nuovamente nel caos: questo Apollo Kids-podio si fa sempre più affollato, come fai con tutto questo continuo sfoggio? Io mollo, provateci voi a fare i giurati in questa corsa a chi emoziona di più. Ci si rimette pure altro Scratch ,lo fate apposta allora.

Ommioddio che cosa sento in “Zacapa 23”, penultimo step di questo aureo LP… Una vampata che arde, di severa essenza stilistica. Qui il Padrone dei suoni srotola un altro lussurioso Red Carpet per TT&BH: normale per loro sentirsi in dovere diricambiare il socio con nuove barre iridescenti.

La chiusura di questo corteo nuziale di disco è affidata all’alta pasticceria tutta Sax&deflagrazioni corali di “Realtà con Torta (Intro)”, titolo geniale, breve ma esaustivo commiato di un’opera da Standing Ovation per fluida interazione, ispirazione lucente, saldezza granitica.

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