CHE MI SAREI RISVEGLIATO…

Che mi sarei risvegliato… e ti avrei ritrovata lì.”

Piccolo postulato dettato forse da un po’ di consapevolezza:

“Che mi sarei risvegliato con un cambiamento in atto e tu non ne avresti fatto parte. Perché sarebbe stata una cosa solo mia…”

J.M., il mio interlocutore, risuona nella stanza in cui filtra un raggio di sole dalle tende appena accostate:

“I am not done changing

Out on the run, changing

I may be old and I may be young

But I am not done changing…

…But hearts keep changing

Hearts keep changing

Hearts keep changing

Hearts keep changing…”

“Dici bene amico mio, non abbiamo ancora finito di cambiare. Il cuore, il cervello e il corpo continuano ad evolversi, ma i cambiamenti sono inevitabili. Dobbiamo solo imparare ad accettarli.

Non conta quello che eravamo o quello che siamo, conta di più quello che saremo. Non conta se ci allontaneremo da noi stessi. Conta solo che alla fine ci ritroveremo sempre.

E quello che saremo lo sappiamo solo noi, cercando di rispettare sempre il delicato equilibrio tra cuore e cervello. Già proprio quelle due parti di noi che spesso sono in conflitto.”

“Che mi sarei svegliato e avrei fatto il caffè… devo pensare ancora un po’…”

Fumo pigramente mentre la moka sul fuoco fa il suo dovere…

“E’ un po’ di tempo ormai che prendo la rincorsa. Ne sto calcolando ogni singolo passo. Non per paura del futuro ma semplicemente perchè il mio futuro dipende solo da me.

Sogni, progetti, fantasie, viaggi, gioie e dolori fanno tutti parte del nostro bagaglio da tenerci ben stretto. Esperienza la chiama qualcuno, per me è semplicemente vita.

E quindi vado avanti perchè i cambiamenti come i sogni vanno seguiti e non abbandonati a se stessi… vado avanti perchè devo contare solo su me stesso… vado avanti un passo alla volta perchè IO non mi voglio fermare!”

Verso il caffè, una punta di zucchero di canna… l’unico piccolo gesto che mi rimane di lei… l’unico piccolo cambiamento che mi sono portato via assieme a quattro parole… e credetemi che questo me lo terrò ben stretto come ennesimo promemoria di come ognuno sia responsabile dei proprio cambiamenti…

“Che mi sarei svegliato e… già… e chi può dirlo?”

Canticchio sottovoce mentre mi preparo a cucinare… sorrido… cambio…

Cenando con due “nuove” amiche si parlava di narcisismo ed empatia. Credo il discorso sia caduto lì per colpa mia e del mio mood del momento. Credo che il discorso sia caduto lì per colpa di un mio cambiamento di rotta che dovevo comunque rielaborare perchè era troppo “fresco” e avevo il terrore fosse semplicemente dettato dalla rabbia del momento. Ma poi mentre parlavamo di esperienze e del ripetersi di certi “modus operandi” mi è venuta in mente una cosa che ho scritto un po’ di tempo fa… nulla di che magari… semplicemente come la chiamo io “una piccola novella taoista in stile Belleville”…

NARCISO E EMPATICO…


“un giorno di sole, ma forse c’era la pioggia, Empatico girovagava tutto intento a trovar la causa del suo dolore.
Le pene d’amor si sa son le peggiori: “Chissà dove ho sbagliato? Chissà se ho sbagliato?” si chiedeva.
Ad un tratto alzando gli occhi vide Narciso tutto intento a rimirar se stesso e i suoi capelli d’oro dentro uno specchio d’acqua.
Era bello e assai solare e con un semplice sorriso, come era successo altre mille volte in passato, gli fece sciogliere il cuore.
Narciso allungò la mano e prese la sua trascinandolo via danzando nella notte, parlando, ridendo, scambiandosi abbracci e carezze. Ma non si limitò a questo e per l’occasione cambiò aspetto e prese le sembianze di Empatico.
Questo piacque molto a Empatico che si sentì dopo un sacco di tempo finalmente a suo agio, finalmente felice.
Sentì di potersi lasciar andare. Di potersi fidare perché aveva la sua immagine riflessa nello specchio. Erano perfetti in questa danza che tutti osservavano incuriositi.
Ma una vocina gli diceva di stare attento. Poi le vocine divennero un coro. Pensò “forziamo un po’ la mano per vedere la vera pasta di cui è fatto”.
E Narciso vacillò.
“Ti avverto amico mio… ricorda che son sempre attento!” lo avverti Empatico.
Lo avvertì più volte che stava andando oltre. Sempre con un sorriso. Cercando di dimostrare che ci si può nutrire dell’energia degli altri solo quando è un dare e avere.
Ma Narciso ormai era deciso ad “assimilarlo”. Però, balzando alle sue spalle, non vide lo scarto repentino che quest’ultimo fece e perdendo l’equilibrio fini dritto in quello stagno dove sovente si rimirava aspettando il passaggio della sua successiva “vittima”.
Lo stagno per fortuna non era profondo ed era a prova di Narciso che non sapeva nuotare. Empatico si allontanò piuttosto sereno e felice di aver salvato “i suoi echi e il suo silenzio, la sua pazienza ed il suo garbo” comunque fiducioso che prima o poi Narciso avrebbe trovato qualcosa che andasse oltre l’effimera bellezza altrui…. magari dentro di se”

Quella sera accompagnandole ho semplicemente ringraziato…

 

cuoreecervello (1)

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