Sunitha Krishnan a Trento

Dr. Sunitha Krishnan

Dr. Sunitha Krishnan (Photo credit: Joi)

Giovedì 03 ottobre 2013 ore 18.00: partecipo all’Intervento di Sunitha Krishnan organizzato dalla Fondazione Fontana, il Comune di Trento, CINFORMI, presso la Federazione della Cassa centrale di Trento.

I dati: la popolazione in trentino e’ di circa 500.000 abitanti, le denunce per violenza in un anno sono pari circa a 500. Secondo l’ ISTAT in Italia le violenze denunciate all’anno sono circa il 6% di quelle subite.

La conferenza inizia con la narrazione da parte di Sunitha della storia di due piccoli, piccolissimi personaggi e prosegue con le sue parole:

Neenu ha 9 anni ma ha già visto tutto ciò che un essere umano possa vedere nel corso di un’intera vita umana. All’età di 4 anni la zia materna lo ha venduto ad un banco del te’, i suoi nuovi “padroni” all’età di 5 anni la vendono a chi la inserisce nel giro della prostituzione. Per i successivi 4 anni Neenu viene violentata da migliaia di uomini nei bordelli. Verrà trovata sull’autostrada da Sunitha Krishnan e la sua associazione: esanime e con l’intestino collocato fuori dal suo corpo. Chiaramente Neenu soffriva anche di una grave forma di depressione.

Akshya ha 3 anni, e’ la figlia di un assistente di un Professore di Università.
Il suo primo giorno di scuola materna il padre viene contattato per venire a prenderla: qualcuno ha inserito un pugno nella sua vagina che è lacerata e lei necessita di cure.

Questa premessa serve a far capire che quando si parla di violenza o di tratta sono cose che non capitano solo ai poveri o agli emarginati, sono eventi che possono travolgere la vita di qualsiasi persona.

In India la violenza sessuale coinvolge anche creature dell’età di sei mesi.
Non bisogna dimenticare che quando si parla di violenza vanno affrontati due aspetti: il danno psicologico, ma anche il crimine che viene commesso.
La tratta di esseri umani si colloca al terzo posto nei reati gestiti dalle organizzazioni, dopo la droga e il traffico di armi.

Oggi, in questa società siamo diventati esperti nel vittimizzare le vittime. E’ la vittima che subisce e deve affrontare il peso di essere una persona decaduta per la società.

Sunita parla poi per esperienza personale; narrando che lei stessa ho subito uno stupro collettivo da parte di otto persone all’età di 15 anni, ritrovandosi isolata e ostracizzata, “per anni tutto il mondo mi ha fatta sentire responsabile di ciò che mi era successo”.
Chi è vittima di tratta viene irretita da promesse quali lavoro, matrimonio e amore: trappole che fanno leva sulla vulnerabilità delle persone. La maggior parte delle vittime pensa di andare incontro ad una realtà migliore rispetto di quella in cui si trova.

Durante questi 20 anni mi sono trovata a contatto con 8.500 ragazze e nessuna di queste mi ha mai detto: ” Sai, mai avrei pensato di ritrovarmi a fare sesso con 40 persone al giorno.”

Più tentano la fuga, più resistono, più vengono torturate: alcune finiscono per essere sfregiate con l’ acido, molte, la maggior parte, soccombe alle pressioni. Di queste persone non è noto a nessuno dove si trovi il loro corpo e ancora meno è ricostruibile sapere se a questi corpi e’ stata data sepoltura.

Lo sfruttamento sessuale e la prostituzione comportano lo sfruttamento da parte di vari soggetti della società civile, dagli sfruttatori ai poliziotti, agli uomini di legge, nonché da parte di uomini che non vogliono avere una relazione ma meramente sesso – e pagando pretendono di fare qualsiasi cosa (introdurre peperoncino o lame nella vagina, frustare, sbattere la testa contro il muro: tutte  cose che le ragazze sono costrette a subire visto che la transazione economica è già avvenuta).

Solamente il 7%: delle vittime viene salvato.

Mentre per l’organizzazione e gli sfruttatori si tratta di un’opzione lucrativa,  per la ragazza e’ solo questione di pagare un debito nei confronti di chi la gestisce – debito che si costituisce simultaneamente all’ingresso nel bordello. Ad ogni intervento da parte della polizia con conseguente arresto della ragazza e successivo pagamento della cauzione ai fini della liberazione, il debito aumenta.

Ad ogni aborto, il loro debito aumenta.

Per affrontare psicologicamente il sesso con quaranta uomini al giorno, spesso le ragazze diventano dipendenti da droghe ed alcool.

Ad ogni richiesta di droga o alcool, il loro debito aumenta.
Le ragazze sono inoltre soggette alla trasmissione di malattie sessuali.

In India non è permesso alle donne di comprare gangja o hassish e molte diventano dipendenti dal petrolio, che bevono.

Ciò che lo sfruttatore dice alle ragazze che gestisce e':

“Ti salveremo dalla prigione”  “Non puoi scappare”                                                                                ” La tua famiglia non ti vorrà mai più indietro”

Tutto questo per l’80% dei casi, e’ vero.
La società non sarà pronta per il reinserimento, i tribunali non aiuteranno con le sentenze, non ci sono fondi per la cura e il trattamento di queste persone.

La mentalità della famiglia porterà a non accettare il ritorno nel nucleo famigliare, quindi la vittima con il tempo e’ portata ad accettare la sua realtà ed a pensare che quello che vive e’ semplicemente il suo destino.

Una volta raggiunto questo stato delle cose lo sfruttatore, vedendo la ragazza collaborativa, comincia a darle dei soldi e promette altri soldi se la ragazza ingaggerà altre ragazze del suo paese.

La donna non salvata dalla società quando ne aveva bisogno comincia a sua volta a perpetrare il crimine del quale è stata vittima creando altre vittime e a volte addirittura incominciando il proprio business.
Ma la domanda che dobbiamo porci e': chi ha fatto di lei un criminale?

(sullo schermo appare una foto di una ragazza ridotta ormai ad uno scheletro…)

Questa e’ la foto di una ragazza morta di HIV a 19 anni.  Si è prostituita dall’età di 12 fino a 16 anni, poi è stata salvata. Cinque minuti prima di morire ha chiesto di me; una volta arrivata là mi ha chiesto di scattarle una fotografia. Perché questa richiesta? La risposta che mi ha dato e': ” nei tuoi viaggi mostra questa foto per dire al Mondo quali sono i danni della prostituzione affinché nessuno più subisca il mio destino.” Nel momento della sua morte lei pensava agli altri. Operò facendo prevenzione; abbiamo educato 7000 bambini in 18 scuole diverse, tutto questo per sensibilizzare la comunità rispetto al RUOLO che possiamo avere nell’affrontare questi problemi.

MAD – Men Against Demand (http://www.behance.net/gallery/MAD-Men-Against-Demand/9898475) e’ un associazione di uomini contro questo sistema, un movimento mondiale che può coinvolgere tutti.

Intervengo anche in collaborazione alla polizia al fine di salvare le vittime. Salvarle e’ la parte più facile se paragonata alla riabilitazione.

Durante la riabilitazione assicuriamo un identità civile e un’indipendenza economica affinché queste donne possano essere competitive nel mondo del lavoro.

Sotto tutti quegli strati di dolore c’è una sorgente di forza che possono tirare fuori per capire meglio se’ stesse; perché credano nella dignità e rafforzino la fede nell’umanità. E’ necessario che la società nel mondo apra il cuore per accettare queste persone, ma lo sforzo maggiore e’ che loro accettino se’ stesse.

Impiegate come manovali, autisti dell’autobus, valorizzano la loro forza e sono vive.

Vi è un immensa generosità di spirito in loro.

Sono ragazze tradite dal mondo che hanno fiducia nel mondo, e lo dimostrano facendo qualcosa per questa società.

Bisogna agire per rispondere, non restare passivi.

ROMPETE il silenzio fra voi per ostacolare questo crimine. Si può rompere il silenzio degli abusi partendo dal dialogo nelle famiglie; l’uomo che lo commette in famiglia lo commette anche fuori dalla famiglia.

Bisogna rompere la cultura della tolleranza; ci stiamo abituando alla violenza sviluppando sempre di più insensibilità e indifferenza. A Padova oggi una donna è stata sfregiata dall’acido. Siamo diventati tolleranti rispetto a questi argomenti.

Ogni volta che si verifica un crimine dobbiamo reagire con un messaggio che arrivi al criminale.


Bisogna rompere la cultura dello scoraggiamento e capire che il cambiamento viene dalla risposta che ognuno di noi può dare. Fare il passo che può cambiare le cose.

Mi trovo qui in Italia per la prima volta grazie a due persone che si sono sposate e che hanno devoluto i soldi per i loro regali di nozze alla mia associazione.
Grazie a loro io sono qui. Grazie a due persone ordinarie che hanno permesso questo.

Educando i bambini e condividendo le nostre competenze possiamo rispondere.

Nessuna donna, nessun bambino, nessun essere umano indipendentemente dal suo sesso o genere merita di subire queste violenze.

Raccontate questa storia a due persone e chiedete a due persone che la raccontino a loro volta affinché si diffonda il più possibile.

IL DIBATTITO:

  • Domanda: come è nato il passaggio fra la sua esperienza personale e il suo impegno in prima linea riguardo a questa tematica?
  • Risposta: quando all’età di 15 anni ho subito lo stupro collettivo da parte di otto persone ero già piuttosto attiva e impegnata socialmente, forse proprio per questo ho subito questo “torto”. Da allora ho deciso che avrei dedicato ogni mio respiro a questa causa. A distanza di 26 anni mi accorgo che la rabbia per ciò che ho subito e’ rimasta dentro di me, ma non mi sono mai sentita vittima. Ho realizzato che il più grande supporto per se stessi è avere se stessi, ed è questo che cerco di trasmettere alle mie ragazze.
  • Domanda: visto che ha parlato della fatica da parte delle famiglie delle vittime al reinserimento nel nucleo quali sono i rapporti con i suoi familiari soprattutto alla luce della sua personale esperienza?
  • Risposta: forse perché mi vogliono bene forse grazie alla fama che ho ottenuto (ride) i rapporti con la mia famiglia si sono riallacciati, ma mia sorella maggiore ancora dopo tutti questi anni non mi parla; pensa sia inopportuno e degradante che parli della mia esperienza, a volte e’ più facile rompere il silenzio fuori dalla famiglia.
  • Domanda: e’ cronaca recente dell’ inasprimento della pena in India per chi commette uno stupro, cosa ne pensa?
  • Risposta: in India ogni 22 minuti viene commesso uno stupro. Recentemente un fatto è stato messo in risalto particolarmente dalla cronaca perché riguardava lo stupro di una ragazza di ceto borghese studente in medicina; grazie a questo fatto la pena e’ stata inasprita. Si è trattato di uno stupro particolarmente brutale, la ragazza aveva l’intestino fuori dal corpo ed è stata gettata da un autobus in corsa. Ora la pena prevista per lo stupro e’ l’ergastolo. Non dimentichiamo però che è necessaria una società a misura di vittima che accetti la vittima. Ribadisco che è necessario un cambio di mentalità affinché le vittime si sentano di parlare.
  • Domanda: si parla in Italia come in altri paesi in Europa della legalizzazione della prostituzione e di ripristino dei bordelli. Cosa ne pensa?
  • Risposta: con la legalizzazione dei bordelli la tratta di persone umane ad Amsterdam e’ aumentata del 600%. Mi sono recata tre giorni in Nevada per capire come erano le cose in un bordello: vi erano presenti ogni tipo di attrezzature: dai coltelli, alle lame, alle fruste. Legalizzare per me significa permettere ogni tipo di violenza o perversione. Legittimare qualsiasi tipo di bisogno sessuale – dal sadismo a molti altri. Quali sono i soggetti protetti in questa legalizzazione? Chi avrà dei benefici? Questa e’ la domanda che dobbiamo porci. Legalizzeremo anche lo stupro? Perché alcuni bisogni non possono essere domati normalmente in alcune persone.
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